Non è stato semplicissimo: tra preparazione, visti, carnet de passage e pianificazione del percorso c’erano parecchie cose da organizzare.
Per preparare il viaggio ci abbiamo messo circa un anno, e le auto hanno richiesto invece parecchio più tempo di lavoro.
Le centraline di Mattia e il lavoro di Paolo e Andrea del Ponygarage di Firenze si sono rivelati fondamentali
Dal punto di vista meccanico siamo stati anche abbastanza fortunati: il mio amico ha avuto qualche problema con dei cuscinetti (fastidioso, ma nulla di grave) mentre io ho rotto solamente lo spruzzino del tergicristallo… che invece è stato incredibilmente noioso
Per quanto riguarda il drone, alla fine l’unico Paese dove davvero non lo vogliono è il Marocco, non consiglierei quindi di portarlo.
Sul fronte sicurezza, invece, non abbiamo avuto particolari problemi, tranne in Nigeria, dove effettivamente la situazione non è proprio tranquilla.
Lì ci siamo affidati a due soldati che ci hanno accompagnato dal confine d’ingresso fino quasi a quello con il Camerun. Tra l’altro proprio in quella zona abbiamo visto forse il paesaggio più bello di tutto il viaggio: il Mambilla Plateau.
Per fare 70-80 km ci abbiamo messo quattro giorni, a circa 1800 metri, immersi in un verde incredibile che pareva il Trentino… solo senza strade e con una quantità infinita di fango
A parte questo, siamo riusciti a dare nessun “cadeau” durante tutto il viaggio.
L’unica eccezione è stata a Kinshasa, dove purtroppo è stato necessario, altrimenti saremmo probabilmente ancora lì a implorare di farci sbarcare la macchina (vedi foto).

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