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Saint Charles de Foucauld

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 15/05/2022, 20:54

Una notiziola di oggi, passata del tutto inosservata in una Italia impazzita per l’evento musicale di Torino (almeno così leggo sui giornali, perché io, per problemi di stomaco, certa roba non riesco a guardarla): papa Francesco ha proclamato santo Charles de Foucauld.
Un nome che ai più non dirà nulla, ma che i veri “africani” del fuoristrada certamente conoscono. Alzi la mano chi non è stato almeno una volta sull’Assekrem, dove c’è il suo eremo più famoso. Io ci andai nel febbraio del 1988, quando erano ancora evidenti i segni di una nevicata di qualche giorno prima.

Assekrem.jpg


L’appellativo di “eremita del Sahara” appioppatogli in seguito, può far pensare semplicemente ad un mistico ritiratosi in contemplazione, ma questa sarebbe un’immagine estremamente riduttiva di questo personaggio. Per cui riporto qualche passaggio dai miei diari africani di quel tempo, in questa moribonda sezione che ha sofferto il Covid più di tutte le altre. E poi comunque, sempre del resoconto di un “viaggio” si tratta.

Charles de Foucauld nacque il 15 settembre 1858 a Strasburgo da un’antichissima famiglia della nobiltà francese. A soli 6 anni era già rimasto orfano del padre e della madre, e venne affidato alle cure del nonno materno. A 18 anni, terminato il liceo, si arruolò volontario e frequentò prima la Scuola Militare di Saint Cyr e poi quella di Saumur, collezionando un’interminabile sfilza di punizioni per cattivo comportamento, disordine, disattenzione e scarso profitto. A quel tempo il visconte Charles de Foucauld era un giovane prepotente, egoista, ateo, che amava la vita disordinata e licenziosa, e non pensava che a divertirsi. Alcuni anni dopo venne inviato in Algeria col IV reggimento Cacciatori d’Africa, dove continuò a trascorrere una vita sregolata, dedicandosi ai piaceri dei sensi con grande passione.
Quando partecipò ad una campagna di repressione per sedare un’insurrezione scoppiata nel Sud-Oranese, si dimostrò però vero soldato e uomo coraggioso di fronte al pericolo, rivelando un atteggiamento di rispetto per gli indigeni, di stima per la loro civiltà e persino di ammirazione per alcuni aspetti e valori della loro esistenza. Cominciò così a delinearsi la sua conversione morale.
Durante quella spedizione conobbe Laperrine e Motylinski, entrambi tenenti, i quali diventeranno suoi intimi amici durante la lunga permanenza nel Sahara.

Sedotto dal pensiero di esplorare le terre marocchine, il visconte de Foucauld lasciò l’esercito e si ritirò ad Algeri a studiare arabo, astronomia e geodesia. Nell’estate del 1883, travestito da ebreo col falso nome di Joseph Aleman e accompagnato da una guida ebrea, penetrò nel misterioso Marocco allora chiuso agli europei e in particolare ai cristiani. Dopo un avventuroso viaggio durato circa un anno, tornò a Parigi e pubblicò il resoconto della sua esplorazione che gli valse grandi riconoscimenti. L’Africa, il Marocco e le sue genti, in qualche modo lo avevano cambiato e maturato definitivamente. Soprattutto gli arabi e i berberi del deserto, con la loro fede musulmana lo avevano attratto ed affascinato. Egli ebbe modo di dire: Io che non credo a nulla, mi sono sentito sconcertato fra loro. Vedere degli uomini che vivono davvero nella presenza continua di Dio, un Dio unico al quale tutto è sottomesso, mi ha fatto intuire che ci può essere qualcosa di più grande e di più vero delle occupazioni materiali.

Cominciò così il suo processo di conversione, e durante un pellegrinaggio in Terra Santa sentì che doveva imitare Gesù nella povertà di Nazareth, e prendere sempre l’ultimo posto.
Orientato verso la vita cistercense, agli inizi del 1890 entrò nel convento trappista di Nostra Signora delle Nevi, nel sud della Francia, ed iniziò il noviziato col nome di frate Alberico Maria. Ma sentiva la chiamata del deserto, delle terre e dei popoli ancor più poveri, di un’esistenza ancor più semplice e spoglia, e poiché i monaci avevano un’altra trappa ancor più povera ad Akbés, nella lontana Siria, chiese di essere trasferito laggiù.
A 43 anni, nel 1901, celebrò la sua prima messa nel seminario maggiore di Viviers, in Francia. Qualche mese dopo si stabilì a Beni Abbés in Algeria, dove costruì il suo primo eremo sahariano, con lo scopo di assistere quando possibile i soldati delle guarnigioni francesi, e soprattutto fare il maggior bene possibile alle popolazioni musulmane.

Agli occhi degli arabi e dei berberi, il “marabutto francese” apparve subito come un europeo diverso dagli altri, né superbo, né potente, né ricco; inoltre vestiva come loro, parlava la loro lingua, trattava tutti come fratelli e offriva la sua assistenza e la sua amicizia a tutti.
Ben presto cominciò ad interessarsi ai Tuareg, che vivevano più a sud nel deserto. Studiò con accanimento la loro lingua e si aggregò ad una spedizione di pacificazione in partenza per il sud al comando di Laperrine, il suo vecchio amico diventato nel frattempo responsabile militare delle oasi sahariane. Quando tornò a Beni Abbés, 10 mesi dopo, aveva ormai l’Hoggar e i Tuareg nel cuore. Nel 1905 si aggregò nuovamente ad una colonna che partiva da Adrar verso il sud, e durante questo viaggio conobbe il sovrano dei Tuareg dell’Hoggar, l’amenokàl Musa Ag Amastane. Col permesso di quest’ultimo, una volta giunto a Tamanrasset, costruì un nuovo eremo e vi si stabilì.
Musa Ag Amastane, persona a posto, molto intelligente, apertissimo, generoso e musulmano devoto, continuava a mostrare amicizia e simpatia per Charles de Foucauld, e si recava spesso a trovare il monaco cristiano. I due uomini, tanto diversi, si stimavano reciprocamente ed avevano tante cose da dirsi. Tamanrasset era a quel tempo un villaggetto minuscolo, ma tutto attorno c’erano attendamenti di nomadi tuareg. Charles de Foucauld visitava regolarmente questi nomadi distribuendo loro medicine e stringendo amicizia con tutti. Inoltre cominciò a lavorare alacremente alla raccolta di proverbi, poesie e canzoni tuareg, e alla stesura di un dizionario Francese-Tamachek, opera nella quale venne coadiuvato dal vecchio amico e commilitone Motylinski, interprete militare e appassionato di problemi linguistici, che lo venne a trovare e restò tre mesi con lui.
Trascorse poi un breve periodo nell’eremo di Beni Abbés, e quando tornò a Tamanrasset si ammalò gravemente, e venne curato ed assistito dai tuareg. Nell’estate del 1909 Laperrine lo venne a trovare e rimase venti giorni con lui. Presso il suo eremo poté incontrarsi più volte con Musa Ag Amastane, che veniva con la scusa di far visita a Charles de Foucauld, e conversare in pace sugli avvenimenti e sul governo di tutte le zone delle oasi.

Nel 1910 costruì un nuovo eremo sulla vetta dell’Assekrem. In una lettera scriveva: In questo momento mi trovo nella più bella solitudine del mondo: in un eremo che sorge sulla sommità di una montagna al centro del massiccio dell’Hoggar, a 2.700 metri d’altezza, circondato da un complesso di fantastici picchi rocciosi, che hanno l’aspetto di una notte di tregenda. E’ una cosa spaventosamente bella.

Vista dall'eremo.jpg

vista dall'eremo tramonto.jpg

Alternando la sua presenza tra l’Assekrem e Tamanrasset, continuò la sua semplice vita in mezzo ai tuareg proseguendo lo studio della loro lingua, compilò una grammatica Tamachek, e il suo dizionario Francese-Tamachek raggiunse le 2.000 pagine di manoscritto.

Intanto l’Italia aveva dichiarato guerra alla Turchia e stava occupando la Libia. I turchi aizzavano gli arabi contro gli europei e fornivano armi ai predoni tuareg e a varie tribù, che cominciavano a sfuggire all’autorità di Musa Ag Amastane. Inoltre, gli abitanti delle oasi venivano sobillati dalla fanatica setta dei Senussiti. Erano questi gli appartenenti ad una confraternita musulmana che predicava il ritorno alle pratiche originali dell’Islam, fondata da Mohamed al Sanusi attorno alla metà dell’800 tra i beduini della Cirenaica, e diffusasi poi rapidamente in tutto il Sahara. La prima guerra mondiale aggravò ulteriormente la situazione: anche nel cuore del deserto la pace era in pericolo.
Ed arriviamo al 1° dicembre 1916. Charles de Foucauld è nel piccolo fortino che ha fatto costruire per proteggere il villaggio di Tamanrasset. Quando fa buio una banda di senussiti, di predoni e di tuareg ribelli, irrompe nel fortino e lo saccheggia. Charles è a terra sorvegliato da un ragazzo di 15 anni col fucile spianato. All’arrivo di due meharisti francesi ignari del dramma che si stava svolgendo, il gruppo si fa prendere dal panico. Il giovanissimo guardiano perde la testa e lascia partire un colpo. La pallottola entra sotto l’orecchio destro ed attraversa il cranio. Charles de Foucauld muore all’istante.

Tra i vari libri su Charles de Foucauld che ho nella mia biblioteca “africana”, ritengo questi tre i più importanti:
-Charles de Foucauld, explorateur du Maroc, ermite au Sahara, di René Bazin, Accademico di Francia (Plon, Paris 1921), che è il primo e più famoso libro su questo grande personaggio.
-Vita eroica di Charles de Foucauld di Georges Gorrée (trad. it., Massimo, Milano 1956), che ne racconta la vita attraverso una serie di lettere inviate dal Sahara a parenti e amici.
-Les Héros du Sahara, di Sonia E. Howe (Colin, Paris 1931), che parla ampiamente di lui, dell’amenokàl Musa Ag Amastane e del generale Laperrine.
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Messaggioil 15/05/2022, 21:11

Personaggio molto interessante, voglio approfondire e leggere uno dei libri segnalati. ;)
verdone
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Messaggioil 16/05/2022, 7:27

grazie Orso :3
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Messaggioil 16/05/2022, 8:04

L’Assekrem e l’Eremo di Foucauld lo metto al primo posto fra i luoghi che hanno lasciato indelebile, magico ricordo nel mio girovagare.
La salita all’Eremo per Il tramonto, il pernottamento al rifugio, la sveglia di notte con la nuova salita per vedere l’alba sono state esperienze irripetibili.

Qualcosa di simile l’ho provato solo al Nemrut Dagi in Turchia, che metto al secondo posto..
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FabioDisco
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Messaggioil 16/05/2022, 14:17

Molto interessante Orso, l'ho sentito ma non avevo mai approfondito ;)
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crys76
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Messaggioil 16/05/2022, 16:44

non potevo passare dall,algeria senza fare un giretto sull,assekrem e godermi il paesaggio mozzafiato e i bivacchi stupendi, penso di esserci stato almeno una dozzina di volte. Rimpiango quei bei tempi dove eri libero di andare dove volevi........
bepperossi
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Messaggioil 18/05/2022, 19:55

FabioDisco ha scritto:L’Assekrem e l’Eremo di Foucauld lo metto al primo posto fra i luoghi che hanno lasciato indelebile, magico ricordo nel mio girovagare.
La salita all’Eremo per Il tramonto, il pernottamento al rifugio, la sveglia di notte con la nuova salita per vedere l’alba sono state esperienze irripetibili.

Qualcosa di simile l’ho provato solo al Nemrut Dagi in Turchia, che metto al secondo posto..

Sì, sono luoghi che lasciano segni indelebili in chi è sensibile alla Bellezza. I momenti in cui la luce naturale cala fino a spegnersi, o pian piano dal buio si accende, nel silenzio più assoluto, sono davvero unici.
Concordo anche con la classifica, al Nemrut ero stato 2 anni prima.
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Messaggioil 20/06/2022, 18:11

Tappa obbligata da tamanrasset a djanet, luogo meraviglioso specie quando le montagne intorno si tingono di rosso.
fabiop
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