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La nostra Africa, 1^ tappa (07 nov. - 20 dic. 2015)

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 29/01/2016, 21:14

voto sud america anche io...
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lollorock
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Messaggioil 29/01/2016, 21:34

Bello !!!! Ma vedi di non correre troppo altrimenti tra un paio d'anni hai già girato il mondo !!!
;) :P ;) :P
maurizio
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Messaggioil 29/01/2016, 21:39

maurizio ha scritto:Bello !!!! Ma vedi di non correre troppo altrimenti tra un paio d'anni hai già girato il mondo !!!
;) :P ;) :P



Basta poi ricominciare da capo ;)
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rommel1
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Messaggioil 29/01/2016, 22:10

IX° giorno domenica 15/11/2015
km 399873

Stanotte è stata bruttina, prima le zanzare e le mosche in macchina, poi la sete, poi il caldo, poi il freddo..... un incubo!!! Mi alzo alle 6.30 più stanca di quando sono andata a dormire. Al risveglio ritornano le zanzare e quindi non posso stare fuori a godermi il sorgere del sole e risalgo in macchina. Alle 7,15 si alza anche Ezio ed insieme ripristiniamo il Boss e anche la cinghia dei servizi che ci ha dato noia in questi giorni e, alle 8.15, riprendiamo la N1 direzione Dakhla. Prima ovviamente paghiamo il campeggio ( 85dh per la sosta 50dh per la mia doccia). Cominciamo a dare le fiches come caramelle, i controlli qui sono più intensi rispetto a ieri. Passiamo Layounne, bardata a festa come tutte le città fatte fin qui, visto che a breve il Re passerà di qui, e ci facciamo lavare la macchina in un distributore. Il lavaggio automatico non funziona, ma 2 validi ragazzi ci danno dentro a pulirla con una pompa, degli stracci e una scopa, coadiuvati da Ezio.

DSC_0507.jpg


Ci impiegano un ora abbondante a rendere il Boss presentabile e ci dicono di fare noi il prezzo per il lavaggio. Gli lasciamo 40 dh, non sappiamo se sono sufficienti, ma i ragazzi sembrano molto felici del guadagno.
Proseguiamo sempre sulla N1, il paesaggio è brullo, piatto e molto molto noioso. Fa anche molto molto caldo. A Boujdour ci fermiamo a fare gasolio e considerata l'ora, le 12.30, entriamo in città per vedere se troviamo un posto dove poter mangiare del pesce. Ci fermiamo lungo la strada, in prossimità del porto, dove ci sono delle fetide baracche che arrostiscono del pesce e, per 50dh, Ezio acquista 600grammi di gamberetti. La baracca che scegliamo per fare arrostire i crostacei non solo è fetida ma anche infestata da mosche, ma l'omino che arrostisce il pesce è simpatico ed Ezio ha troppa fame per star lì a lamentarsi. Ed infatti si mette a mangiare voracemente, sotto lo sguardo dei locali divertiti dal nostro comportamento. Infatti io ho sia troppo caldo sia poca voglia di mangiare e quindi risalgo in macchina a scattare foto.

DSC_0508.jpg


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Ezio non riesce a finire i gamberetti e il tizio ci fa un “dogybag”, non vi dico come. Lasciamo Boujdour e ci dirigiamo presso i relitti delle navi che distano pochi km dalla città. Lungo il percorso, non resisto, e finisco i gamberetti lasciati dal marito. Arriviamo all'incrocio per i relitti e, come 3 anni fa, c'è ancora il posto di blocco dove ci avevano impedito di scendere. Questa volta siamo fortunati e il poliziotto ci fa prendere il sentiero che porta alle navi ma ci dice anche che non possiamo fare campo qui per stanotte. Non ce lo facciamo ripetere due volte e scendiamo verso il mare. Noi, appena vediamo sabbia, diventiamo degli idioti. ed infatti come degli idioti dopo un po' ci insabbiamo. Ezio me lo aveva che quella sabbia non gli piaceva, ma io ho insistito.....
Molliamo il Boss spanciato sulla sabbia, tanto di lì non si muove, e a piedi raggiungiamo il relitto.

Istantanea video 14.jpg


Istantanea video 15.jpg


Scattiamo qualche foto e poi si inizia a spalare come forsennati. Parecchi tentativi dopo e quasi un ora persa, decidiamo di sgonfiare ancora di più le ruote e di usare le scalette come piastre. Così facendo in un attimo il Boss riemerge dalle trappola sabbiosa. Sono le 15.00, siamo stanchi e accaldati, ci sono 30°C e la doccia di ieri è un lontano ricordo. Riprendiamo la strada, noiosa noiosa noiosa, il caldo aumenta ma almeno c'è un pò di vento ad alleviarlo. Se non avessimo perso tempo a spalare ci saremmo fermati a Kraa, un villaggio di pescatori con una spiaggia bellissima, ma è tardi e non vogliamo fare questo tratto di strada col buio, l'asfalto non è dei migliori ed il traffico di camion è in aumento. Raggiungiamo la prima rotonda verso le 17.30, solito controllo solito rilascio di fiches e deviamo verso destra lasciando la N1 in direzione Dakhla che dista circa 40 km. Qui, forse perchè zona turistica, le condizioni del manto stradale migliorano notevolmente e anche il panorama si fa più interessante.

Istantanea video 16.jpg


Alle 18.00 incontriamo Nico e, dopo i saluti di rito, ci accompagna a casa sua dove troviamo ad attenderci Dot, una dolce e simpatica cagnolina. Ci offre di farci fare una doccia calda e chi siamo noi per rifiutarla? Ricordati, una doccia calda non si rifiuta mai!!
Rinfrancati, con la pancia piena visto che il buon Nico ci ha preparato un'ottima carbonara, e con accesso ad internet trascorriamo una piacevole serata chiacchierando del più e del meno. In particolare si discute di un suo ambizioso progetto e cioè un Tour Operator molto speciale che ormai sta prendendo forma. Da come ne parla si capisce subito che lo fa veramente con passione ed intende improntare l'attività sull'ecosostenibilità. Un modo diverso di conoscere il deserto marocchino e la stupenda gente Saharawi (dakhla-rovers.com/).
Commentiamo il fatto che per un giorno non riusciamo ad incontrarci con l'amico Gennaro (Gen) e questo ci dispiace molto, sarà per un'altra volta.
Anche se domani possiamo prendercela comoda, il sonno e la stanchezza adesso la fanno da padrona e, salutato l'amico, andiamo in campeggio. E' situato fuori dal centro cittadino ma è comunque una buona e comoda soluzione rispetto a cercarci un posto dove fare campo libero. Effettivamente non è dei migliori, i bagni sono fatiscenti e poco praticabili, ma che si pretende per 60dh al giorno? Stasera decidiamo finalmente di dormire nell'air-camping quindi ci mettiamo un pò a sistemarci per la notte, alle 23.30 siamo a nanna.

X° giorno lunedì 16/11/2015
km 400427

Il vento stanotte ha aumentato la sua intensità, questo ci ha un pò infastidito, ma visto che natura chiama sono costretta ad alzarmi. Considerato che oggi non abbiamo fretta, resteremo a Dakhla per aspettare Claudio e la Katia, ritorno a dormire, o se non altro a rilassarmi a letto. Sistemato il Boss siamo pronti per visitare Dakhla. Prima ci facciamo a piedi un giro nella zona del mercato, questa città non ha una vera e propria medina. Non è un granchè il centro e per passare il tempo, abbiamo appuntamento con Nico e Martina alle 13.30, ci facciamo un giro in macchina fino alla punta estrema della penisola. Il panorama è bello ma è un vero peccato che a deturparlo ci sia una montagna di immondizia, in più, alla fine della strada asfaltata, ci si imbatte in un villaggio di pescatori dove dire che le condizioni di vita e di igiene sono un vero disastro è un eufemismo. Non possiamo restare qui quindi fatti pochi km ci rilassiamo in macchina a guardare l'oceano, infatti il vento è molto forte e non ci consente di scendere dal Boss. Verso l'una ritorniamo verso il centro e, dopo aver fatto un pò di spesa, ci incontriamo con Nico e Martina. Loro ci accompagnano in un piccolo ristorante, all'inizio era solo un posto di vendita di ostriche, e che oggi offre anche tutta una serie di pesce fresco e molluschi. Si trova a circa 14 km dal centro città. Il posto è magnifico, l'acqua ti lambisce i piedi, e il cibo è buonissimo, noi optiamo per una tajine mista di "conquillage" che dire buona è riduttivo, mentre loro si “slappano” un pescione con verdure.

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Questo è il miglior pasto fatto in Marocco sia questa che l'altra volta. Verso le 16.00 andiamo a trovare Akhmed, un saharawi amico di Nico che vive in una tenda a ridosso di una piccola ma splendida insenatura.

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Il suo stile di vita è a dir poco particolare, ma questo ti fa capire come nella vita si ha bisogno di veramente poco. Ci prepara il thè in stile saharawi e trascorriamo, in questo magnifico posto, tutto il pomeriggio.

Istantanea video 18.jpg


Akhmed è un uomo di un'ospitalità squisita e noi non ce la sentiamo di andar via senza avergli lasciato un piccolo regalo. Durante la conversazione pomeridiana scopro che va matto per il panettone, senza farlo apposta ne abbiamo portato uno dall'Italia per far colazione durante il viaggio in Mauritania, guardo Ezio e immediatamente lui corre in macchina a prenderlo. Non potevamo fargli un regalo migliore, credo che se passassimo da lui domattina non troveremo neanche le briciole. Salutiamo Akhmed, penso che lui ha capito veramente come vivere a lungo, senza stress, senza problemi, seguendo i ritmi della natura, nutrendosi di quello che offrono le varie stagioni ma riuscendo, con la sua generosità e ospitalità, a conoscere gente che ti riporta le notizie dal mondo e tutto grazie alla sua intelligenza e conoscenza del posto in cui vive. Un pò lo invidio, Ezio anzi lo vorrebbe imitare, e magari non è detto che, se dovessimo tornare in Marocco, non ci si possa fermare da lui per un periodo di tempo per vivere in perfetta armonia con la natura. Inshallah! Ritorniamo a casa di Nico e Martina, che gentilmente ci concedono di farci un'altra doccia, in attesa dell'arrivo di Claudio e Katia. Che arrivano verso le 20.00 e, dopo aver stappato l'unica bottiglia di prosecco portata con noi per festeggiare l'occasione, andiamo tutti insieme prima a cercare una camera d'albergo per i nuovi arrivati e poi a cena. Ci portano in un quartiere "malfamato" di Dakhla dove si trovano questi "baracchini" che vendono carne e te la arrostiscono al momento. Il posto ci piace, di certo non è igienico ma è accogliente e la carne è buona. Fortunatamente, essendo sera, non ci sono mosche, non oso immaginare questo posto di giorno. La compagnia è piacevolissima e, nonostante oggi sia stata una giornata rilassante, siamo lo stesso stanchi, e verso le 22.00 salutiamo Nico e Martina, accompagniamo Claudio e Katia in albergo e andiamo in campeggio.
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Messaggioil 29/01/2016, 22:55

XI° giorno martedì 17/11/2015
km 400517

Anche stanotte non ho dormito molto, sarà stato colpa del vento e dei conseguenti rumori, ma quando mi alzo mi sento già stanca. Mi godo comunque l'alba e noto che il campeggio (120 dh x 2 notti) si è riempito di turisti tedeschi, ne abbiamo incontrati più qui che in tutto il Marocco.
Ieri sera abbiamo concordato con i nostri compagni di viaggio di partire non più tardi delle 8.30 perchè vogliamo passare la frontiera oggi ed essa chiude alle 17.00, e visto che ci sono 400 km ancora da fare, non abbiamo tempo da perdere. Purtroppo Claudio non accende il navigatore e si confonde con alcune vie arrivando un pò in ritardo. Alle 9.00 si parte, la Mauritania ci aspetta. La strada continua ad essere noiosa, da Dakhla al confine c'è un solo paese e posti di polizia che non ci chiedono neanche la fiches.
Unico diversivo, le foto fatte all'altezza del tropico del cancro.

Istantanea video 36.jpg


A Barbas ci fermiamo per fare gasolio nel penultimo distributore prima del confine dove vi arriviamo alle 13.15. Fortunatamente non ci sono molte auto in coda, per i camion è un'altra storia, ma l'attesa è comunque piuttosto lunga, non per i controlli di polizia ma per quelli doganali.

Istantanea video 19.jpg


Abbiamo girato mezzo mondo e devo dire che tutte le frontiere sono fatte con lo stampino. Ci armiamo di pazienza, non possiamo nemmeno uscire dall'auto perchè c'è un vento pazzesco che alza polvere mista a sabbia. Finalmente alle 14.40, dopo aver passato un primo controllo di polizia dove ci fanno compilare una fiches, l'ufficio doganale dove ti mettono il timbro per la macchina e l'ufficio di “deregistrazione” siamo nella terra di nessuno. Un quarto d'ora per attraversarla, disseminata all'inverosimile di carcasse d'auto pneumatici ed immondizie varie, e dove incontriamo Bochtar, il nostro referente in Mauritania che ci aiuterà a fare le pratiche in confine, sono le 14.55.

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Se ci eravamo impressionati al passaggio di confine tra Uzbekistan e Kazakistan per le condizioni climatiche e paesaggistiche adesso so che quella è stata una passeggiata confortevole in confronto. Il vento, la sabbia, la polvere, ma, soprattutto, la disorganizzazione impazzano in questo luogo.

Istantanea video 21.jpg


Probabilmente ce la saremo cavata anche da soli ma l'aiuto di Bochtar è importante per velocizzare le pratiche. Prima facciamo i visti, in una casupola fatiscente, e lì mi faccio un amico quando l'addetto ai visti mi domanda un antidolorifico per il mal di testa, e lì sganciamo 240 € (due visti). Poi passiamo alle pratiche doganali, nessuno viene a controllarci il Boss, ma sganciamo altri 50 €. Poi passiamo i controlli di polizia e finalmente siamo fuori da questo inferno. Detta così potrebbe sembrare facile ma vi dico solo che riusciamo a passare il confine alle 17.40. Qui si potrebbe fare anche l'assicurazione, ma Bochtar ci dice che c'è troppa gente in coda e che la faremo una volta arrivati in città. Poco distante dalla frontiera superiamo una lunga colonna di mezzi dell'esercito che ci inquieta un pò.

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Istantanea video 25.jpg


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Dopo una sessantina di km raggiungiamo la vecchia capitale dello Stato Islamico di Mauritania: Nouadhibou.

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Le strade sono molto polverose e molto sporche e il campeggio non è da meno, anzi forse è peggio!! E io che mi ero lamentata delle condizioni igieniche di quello di Dakhla!!! Qui aspettiamo l'omino che ci cambia i soldi (1€=370 ou), e quello che ci fa l'assicurazione ( 20,367 ou), decidiamo di farla per un mese giusto per essere tranquilli. Anche se a malincuore, io preferirei fare campo libero, restiamo in “campeggio” e oltretutto manca anche l'elettricità......certo che la Mauritania ci accoglie splendidamente!! Dopo aver deciso di rimanere paghiamo Bochtar e il campeggio (4500 ou) ed incominciamo ad allestire il campo e a cucinare, il tutto sempre senza l'ausilio della corrente elettrica. Fatto i piatti e risistemato il Boss andiamo a letto, ore 22.00.

XII° giorno mercoledì 18/11/2015
km 400915

Stanotte si è dormito bene e avrei continuato a dormire se i muezzin non avessero iniziato a cantare dandomi la sveglia alle 4.30. Alle 6.30 sono in piedi, non se ne parla di entrare in quei bagni luridi, quindi di nascosto faccio pipì dietro l'auto. Visto che il terreno è sabbioso è bastato fare una buchetta e poi ricoprirla. Mi spiace per coloro che arriveranno qui dopo di me, ma ci sono poche cose che non riesco proprio a sopportare e una di queste sono i bagni luridi. Poi mi armo di pazienza in attesa di svegliare Ezio alle 7.00. Puntuali lasciamo il campeggio alle 8.00 e, prima di allontanarci da Nouadibou, facciamo il carico d'acqua e di pane e via verso la pista che costeggia la ferrovia in direzione Atar. Ma poco dopo essere partiti incrociamo ancora una colonna di militari, questa volta con i carri armati.

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Questa pista, poco difficile, non è poi sto granchè, un piattone sassoso che qualche volta incontra banchi di sabbia e piccole dune.

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É vero che sgonfiamo le gomme e le portiamo a 1,8, ma non inseriamo mai le ridotte o i blocchi. Molto noiosa ma soprattutto molto molto ventosa.
Infatti, all'ora di pranzo per il forte vento, ci fermiamo ma non possiamo fare altro che consumare un pasto veloce e freddo al riparo delle macchine. Nessun'altra sosta degna di nota a parte il passaggio del famoso e lunghissimo treno dei fosfati che fa spola tra Nouadhibou e Zouerat.

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Il vento è così forte che i piedi nudi vengono sferzati dalla sabbia e, anche il caldo non scherza, siamo costretti a viaggiare coi finestrini chiusi, ma, nonostante questo, la sabbia e la polvere finissima, si insinuano nell'abitacolo e, ovviamente, si depositano su di noi. Per combattere la noia mi metto al volante. Anche in questo posto desolato incontriamo alcuni villaggi. Al primo non ci fermiamo ma veniamo inseguiti da un ufficiale della gendarmeria su un pick-up che ci redarguisce dicendoci che dobbiamo sempre fermarci nei villaggi in cui c'è una stazione di polizia per consegnare le fiches. Sembra infatti che i poliziotti controllino il passaggio dei turisti fino ad Atar e, il caso di mancata consegna delle fiches, significherebbe problemi e quindi ci verrebbero a cercare. Non so se sia vero ma noi, diligentemente, da ora in poi cerchiamo sempre il posto di polizia, facilmente riconoscibile dal fatto che nel tetto della casa c'è quasi sempre la bandiera. Addirittura in un villaggio siamo costretti a svegliare il preposto per consegnare le fiches.

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Continuiamo così fino alle 18.00 quando ci fermiamo a fare campo. Il forte vento non solo ci costringe a cucinare qualcosa in velocità ma anche a non farci aprire la tenda, così siamo costretti a dormire in macchina e senza sacchi a pelo. Alle 21.00 tutti a nanna.
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Messaggioil 29/01/2016, 23:00

È stato un piacere incontrarvi! ... e troppo breve la vostra permanenza!

bonne route
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Messaggioil 29/01/2016, 23:05

XIII° giorno giovedì 19/11/2015
km 401226

Stanotte si è dormito bene, almeno fino alle 4.00, quando, gelata, sveglio Ezio che accende il webasto. San Webasto!!! In pochi minuti l'ambiente si riscalda tanto che riusciamo a riaddormentarci fino alle 7.00. Visto che ho il mio “cesso” montato, vado a farmi un bidè ma il forte vento mi fa addirittura cadere, così adesso sono sporca anche nel culo e nella schiena. FICO!!!! Si parte alle 7.30 con me al volante. Quà e là si materializzano piccoli villaggi deserti e noi ci chiediamo cosa possa fare la gente in un posto simile. Solo sabbia e vento.

Istantanea video 32.jpg


Continuiamo a costeggiare i binari per un po' ed a un certo punto li attraversiamo visto che a poca distanza si trova Ben Amir, un grande monolite di granito alto più di 400 mt,

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Istantanea video 34.jpg


Guidare è piacevole, sabbia e piccole dunette, poi inizia un lunghissimo pistone sassoso e polveroso. Ci fermiamo per un pranzo veloce ricco di sabbia, il vento non ci dà tregua, e per rigonfiare le gomme, da 1,8 le portiamo a 2,3. Lascio il volante a Ezio, è troppo noioso guidare, e ne approfitto per fare una pennica. Deve aver piovuto recentemente perchè il deserto è pieno di erbetta. A circa 50 km da Atar troviamo l'asfalto ma è un sogno che dura poche decine di km poi nuovamente tole ondulee e polvere. Arriviamo ad Atar verso le 16.00, ci facciamo un giro in città per vedere se riusciamo a trovare un goriziano che abita qui, ma senza successo, quindi proseguiamo per Chinguetti. Da Atar a Chinguetti la strada peggiora, per fare 80 km ci impieghiamo quasi 2 ore, anche se il panorama ci regala qualche bel scorcio.

Istantanea video 35.jpg


Gli ultimi chilometri sono massacranti (almeno per il mezzo) infatti troviamo le fastidiosissime tol ondule.

Istantanea video 37.jpg


Cinguetti si presenta come molte altre cittadine maure, sporca e polverosa, fortunatamente la casa di Pippi ci accoglie come una bellissima oasi. Infatti non solo è tutto pulito, bagni compresi, ma c'è anche la possibilità di cucinare al chiuso usando la sua di cucina. Facciamo subito conoscenza con Adrami che oltre a fare gli onori di casa, ci accompagnerà nei sei giorni di deserto. Altra simpatica conoscenza il cagnolino che gironzola per la proprietà e che ha una peculiarità, odia le persone dalla pelle nera tanto da morsicarle. Mha, questo non me lo sarei mai aspettato.
Docciati cambiati ritorniamo a sentirci degli esseri umani normali. Con calma, ma soprattutto con comodità, preparo la cena, stasera spaghetti alla carbonara. Io sono troppo stanca per mangiare e, dato che qui abbiamo finalmente connessione internet, ne approfitto per parlare con mia sorella Arianna. Erano 3 giorni che non ci sentiva, visto anche che non siamo riusciti ad inviare i messaggi con le nostre posizioni su you position, era un po' preoccupata. Restiamo un po' a chiacchierare sotto la tenda bevendo un thè. Poi alle 22.00, stanca, pulita e felice, si va a dormire.

XIV° giorno venerdì 20/11/2015
km 401556

Nottata fredda ma piacevole, mi alzo alle 6.30 per fare il bucato e preparare con calma la colazione. Stamattina si è deciso di fare una passeggiata per la città e per vedere almeno una delle famose biblioteche, sperando che qualcuna sia aperta visto che oggi è venerdì. Alle 8.30 siamo pronti per iniziare il nostro giro, la città a quest'ora è deserta ed è piacevole passeggiare senza nessuno intorno. Giunti alla città vecchia veniamo circondati da alcune ragazze che hanno dei “negozi” e che cercano di vendere i loro prodotti artigianali. Mi lascio coinvolgere da una di loro e, raggiunto il suo “negozio” compriamo una pashmina per me e una piccola macina per Ezio. Poi le chiedo se mi può procurare dell'hennè e, in pochi minuti, me ne procura 2 sacchetti. Ne compro 1 (1.000 ou) e lei mi regala l'altro. Mi commuove questa loro gentilezza. Anche nel negozio accanto, dove Katia compra una melefe un vestito locale, il proprietario, non solo mi offre un thè, ma mi regala una collanina soltanto perchè dice che ho un viso bello e gentile. Veramente delle persone speciali. Continuiamo il giro fino ad arrivare in una delle 12 biblioteche private rimaste a Chinguetti. Il proprietario della biblioteca, della famiglia Al Ahmed Mahmoud, è un omino simpatico che inizia a spiegarci la vita di Chinguetti di secoli fa. Parla solo francese ma lo parla in maniera tale che non faccio fatica a capirlo e questo mi aiuta a tradurre ciò che dice agli altri. Ci dice che Chinguetti ha avuto tre fasi, la prima verso il 1000 Dc era a ridosso dell'oasi e attualmente è sepolta sotto il deserto, la seconda , dal 1400 al 1912, è dove siamo adesso, ha poche case ed è disabitata, e la terza è l'attuale città dov'è situato il nostro albergo. Ci spiega anche che le case hanno i muri alti e le porte d'accesso piccole per dei motivi specifici, i due più importanti sono per ripararsi dalla sabbia portata dal costante vento e per evitare i ladri. Poi finalmente ci mostra i libri antichi, del XII/XIII sec. Libri di astronomia, matematica, grammatica e di poesia. Questo è il più bello, è scritto in vari colori a seconda del poeta che scriveva. Usavano fare l'inchiostro nero con carbone+ gomma arabica + acqua, il colore rosso invece si otteneva mischiando ossido di zinco + gomma arabica + acqua. Per quello giallo usavano pagliuzze d'oro. Inoltre bevevano l'acqua usata per pulire le “lavagne” su cui scrivevano pensando che questo aumentasse la capacità di apprendimento. Un po' come i cattolici credono che l'acqua di Lourdes guarisca. Stiamo in sua compagnia per più di un ora poi, a malincuore, ci congediamo dandogli 2000 ou per il suo disturbo e scrivendo un piccolo pensiero di ringraziamento su un “librone”. Ritorniamo in città dove Ezio compra un “hashe” bianco per ripararsi dal vento e per pochi spiccioli una donna gli fa anche l'orlo. Verso le 12.30 ritorniamo a casa di Pippi, dopo un pranzo veloce, ci rilassiamo all'interno della tenda che ci ripara dal vento ma non dalle mosche. E' piacevole stare stesi per terra a rilassarci, ci voleva proprio una giornata di defaticamento prima di affrontare i 15 giorni di deserto.

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IMG-20151120-WA0005.jpg


Dimenticavo di dire che Chinguetti è la settima città santa dell'Islam dopo Il Cairo la Medina Gerusalemme Marrachesh Fes e Kaiouran. Verso le 16.00 ci diamo una mossa e iniziamo i preparativi per il viaggio nel deserto. Prima di tutto si fa il pieno di gasolio (al litro 400 ou ), poi si compra acqua da bere, e si fa il carico d'acqua nel serbatoio e, alla fine mentre io pulisco l'interno dell'abitacolo e sistemo le nostre cose, Ezio pulisce il filtro dell'aria, svuota il ciclone ecc... Poi, evento eccezionale, Ezio mi mette il colore nei capelli. Non è molto bravo ma il risultato è accettabile, comunque è una di quelle cose che spero non mi capiti più di rifare. Appena finito Ezio con Adrani va a cercare un fabbro che gli saldi un tubo (supporto) del paraurti che con tutti quei buchi e tol ondulè si era dissaldato.

SAM_3305.JPG


Dopo la doccia ci mettiamo a tavola. Stasera abbiamo chiesto ad Adrami di farci una tajine di pollo. Più che una tajine è un pollo intero con contorno di verdure il tutto cucinato alla perfezione. Le verdure sono ricoperte di cipolla quindi io mangio quelle mentre Ezio si fa fuori tutto il pollo con le patatine fritte. Niente male, ho lo stomaco così pieno che non so se riuscirò a dormire stanotte.

DSC_0521.jpg


Nonostante il relax di questa giornata andiamo in tenda presto e, mentre Ezio si guarda un film, io, come al solito, mi addormento subito, alla faccia dello stomaco strapieno e del quintale di cipolla mangiata. Dimenticavo i due giorni di campeggio ci costano 5.000 ou e la cena altre 5.000 ou. Devo dire che qui non è facile reperire cibo inoltre, quando lo si trova, è più caro che in altri stati. A saperlo prima ci si faceva il carico di viveri in Marocco. Sarà per la prossima volta.
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Messaggioil 29/01/2016, 23:08

nico73 ha scritto:È stato un piacere incontrarvi! ... e troppo breve la vostra permanenza!

bonne route
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anche per noi è stato un piacere, sicuramente ci sarà un'altra occasione.
Un abbraccio a tutti voi.
Salutami Akhmed ;)
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Messaggioil 30/01/2016, 0:14

Spettacolo!!!!! Complimenti davvero!!!! :D
E grande il Boss con 400k km! :8
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Messaggioil 30/01/2016, 1:23

Commentiamo il fatto che per un giorno non riusciamo ad incontrarci con l'amico Gennaro (Gen) e questo ci dispiace molto, sarà per un'altra volta.


La verità è che voi siete molto più veloci di me :D. Voi in macchina, io in aereo e non sono riuscito a beccarvi...Robe da pazzi! :lol:

E non solo siete + veloci... :( Andate anche molto più lontano: e quando vi becco!? :lol: :lol:

Ma vi becco, vi becco... Ah, se vi becco! E sei poi vi stroppo pure?! :lol: :lol: Scherzo! Scherzo!

Bravi,voi tre: Boss compreso! Non vi fermate, godetevela bene! E bravissima, la narratrice!

G
GEN
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Messaggioil 30/01/2016, 9:38

Complimementi ragazzi, rileggendo il vostro diario mi sembrabdi essere stato li con voi :-)
Giacomando
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Messaggioil 31/01/2016, 16:54

XV° giorno sabato 21/11/2015
km 401558

Stanotte ho dormito alla grande nonostante la megacena di ieri, unica nota stonata il muezzin ci sveglia alle 5.20. Fortunatamente abbiamo sistemato tutto ieri sera quindi Ezio può poltrire fino alle 7.30, in pratica deve solo chiudere la tenda. Alle 8.00 puntuali troviamo sia Adrani che Shinan (sarà l'autista del mezzo che ci guiderà nel deserto) e quindi si parte da Chinguetti per l'avventura nel deserto, il morale è alto e la temperatura ideale, non c'è neanche troppo vento. Quasi tutto il percorso della prima giornata è un alternanza di piste sassose miste a sabbia morbida, ma niente dune. Si viaggia tranquillamente solo con marce lunghe e, solo a tratti, si inserisce il blocco centrale. Alle 9.30 arriviamo a Sorga, un affioramento roccioso tra la sabbia, ci fermiamo per qualche foto e un po' di relax.

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Sempre su piste sassose riprendiamo a macinare km, il paesaggio non è spettacolare, questo tipo di deserto non mi affascina più di tanto, ma alcuni tratti ti regalano scorci molto belli. Raggiungiamo l'oasi di Mheryth, un grosso villaggio fatto di capanne di legno miste a costruzioni più recenti in pietra. Incontreremo altri insediamenti, tutti luoghi fatiscenti senza acqua ne elettricità ne comodità alcuna, ma decidiamo di fermarci solo nei più piccoli per lasciare qualcosa di cui hanno bisogno. Hanno bisogno di tutto!!!!

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Di solito questi villaggi sono situati nei pressi di oasi o vecchi wuadi, letti di fiumi, dove è leggermente più facile reperire l'acqua. Io mi lamento qualche volta delle condizioni in cui viaggiamo ma quando vedo certe situazioni mi rendo conto che, anche in viaggio, ho delle comodità che molte persone, troppe al mondo, se le sognano. Continuiamo il nostro percorso fino a raggiungere Ouadi Tungad, un letto di un vecchio fiume, un posto incantevole nel quale ci fermiamo per pranzo.

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Neanche il tempo di scendere dalle nostre auto che le nostre guide, Adrani e Shinan, hanno già acceso il fuoco per il thè. Dopo pranzo ci facciamo una camminata su per un costone fino a raggiungere passo Tifoujar per per ammirare appieno il paesaggio circostante, merita sicuramente fare questa scarpinata, magari mettendosi delle scarpe anziché delle infradito come la sottoscritta.

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Alle 15.00 siamo pronti per ripartire, nuovamente sassi fini a raggiungere la “ Val Blanche”, una distesa di sabbia famosa per essere stata una pista della Parigi-Dakar, costellata di villaggi. Verso le 16.30, dopo aver superato il tratto più difficile delle giornata, il paesaggio che ci si presenta è costellato da magnifiche dune.

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Mi sento finalmente felice, mi sa che mi sono perdutamente innamorata della zone del Sahara, simile alla parte tunisina. Per me è come tornare a casa, ho delle sensazioni di pace e benessere ogni qualvolta mi trovo in queste circostanze. Comunque adesso inseriamo anche le ridotte e facciamo fatica ad andare avanti su questo tipo di sabbia, ci insabbiamo entrambi e dobbiamo usare il verricello per tirarci fuori. Ci fermeremo volentieri qui a far campo, ma le guide ci dicono di proseguire. La stanchezza inizia a farsi sentire e abbiamo anche uno screzio con le nostre guide quando ci lasciano soli per più di mezz'ora, non sappiamo da che parte sono andati. Alle 18.00, anche se nei pressi di un villaggio cosa che avremmo voluto evitare, ci fermiamo per far campo. Siamo immediatamente “assaliti” dai ragazzini ma Shinan li insegue fino a farli scappar via. La serata trascorre tranquilla con le cose solite da sistemare prima di andare a letto. Ezio si occupa anche della ventola del riscaldamento che non funziona più e del paraurti che si è dissaldato nuovamente mentre io metto in ordine il Boss. Alle 22.30, dopo aver bevuto un grappino, saliamo in tenda dove, prima di addormentarci, ci godiamo per qualche minuto la vista del cielo stellato.
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Messaggioil 31/01/2016, 17:01

XVI° giorno domenica 22/11/2015
km 401743

Mi sveglio alle 6.30, stanotte ho dormito alla grande e non ho neanche sentito il muezzin del villaggio vicino. Giusto il tempo di alzarmi, lavarmi e sistemare il Boss che siamo già pronti per partire, sono le 8.00. Sassi sassi e ancora sassi, tre anni fa in Marocco mi ero lamentata perchè era un'immensa sassaia, ma qui è ancora peggio.

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Lungo il percorso continuiamo a trovare piccoli villaggi accanto a delle oasi, ci fermiamo per lasciare qualcosa da mangiare, da vestire e delle medicine.

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In uno di questi ci fermiamo più a lungo, un bambino ha una bruttissimo taglio su una gamba che necessita cure più approfondite, durante tutta l'operazione di pulizia e cura non emette un solo vagito o versa una sola lacrima, e veniamo circondati da bambini. I bambini sono bambini dappertutto e si comportano come tali ci chiedono caramelle che noi diamo volentieri, anche se con parsimonia.

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Riprendiamo i sassi e raggiungiamo Bou Aboun, una distesa di dune. Finalmente, ero stufa di sassi sassi e ancora sassi.

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E anche se è ancora presto ci fermiamo lo stesso per consumare un pranzo prima di affrontare le dune. I ragazzi dei villaggi si avvicinano sempre attorno alle nostre vetture ma non ti rompono le scatole e non insistono per avere qualcosa, anzi. Due di loro si avvicinano perchè mi vedono scrivere il diario e sono parecchio curiosi, allora gli regalo delle penne e un quaderno. Riescono a scrivere i loro nomi, Bahia e Tata, e sono felicissimi del regalo. Ci rilassiamo fino alle 13.00 quando finalmente muoviamo le ruote e incontriamo la sabbia. Al villaggio sale in macchina delle guide anche un ragazzo che chiede un passaggio fino alla fine dell'Erg Bou Aboun, e, devo essere sincera, meno male che c'è lui con le guide perchè queste di dune non ne capiscono una fava! Infatti fino ad ora le hanno evitate come la peste e solo su nostra costante richiesta ci fanno passare di qui. Noi siamo felicissimi anche se devo dire che la sabbia è molto più fine, molle e insidiosa di quella tunisina, in più siamo molto pesanti. In ogni caso ce la caviamo bene, nessun insabbiamento e solo in alcuni punti siamo costretti a ripetere il passaggio più volte. Spesso Shinan ci fa fare a noi da apri pista per non rovinare la macchina, questo con le guide tunisine non sarebbe mai successo. Finiscono le dune e ritorniamo a ballare sui sassi. I cambi di terreno e i colori, in questa parte della Mauritania, sono spettacolari si passa dal bianco al nero alla sabbia al verde....insomma una splendida cacofonia. Anche se sono solo le 17.00, il posto ci piace e decidiamo di fare campo qui. Approfittiamo del tempo in più a nostra disposizione per eliminare una duna dall’interno del Boss, anche noi ne siamo ricoperti, e per pulire macchina fotografica e videocamera ecc.. Anch’io non resisto e per togliermi di dosso un po di sabbia mi faccio una piccola doccia, praticamente consumo meno di 5 litri d’acqua. Mi sento un’altra e, mentre il sole scende regalandoci un tramonto coi fiocchi, preparo la cena, stasera pasta al tonno. Ceniamo , mentre il vento ci da una tregua, seduti tra le dune, l’unica pecca è il cielo, si è annuvolato impedendoci di godere della luce della luna. Puliti i piatti, sistemato il boss, bevuto un grappino andiamo a letto, ore 21.30.

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Messaggioil 31/01/2016, 19:39

:11 :3 :3
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Messaggioil 01/02/2016, 19:48

XVII° giorno lunedì 23/11/2015
Km 401867

La partenza è prevista per le 8.00 quindi, dopo una notte dove ho dormito benissimo, ci alziamo e, fatta la colazione e chiusa la tenda, partiamo puntualmente. Stamattina più sabbia che sassi, per la nostra felicità, provo anch’io a guidare ma questa sabbia non fa per me e desisto quasi subito. Tratti, pochi, difficili nei quali serve fare più passaggi per riuscire ad uscire dai catini, rigorosamente con le ridotte. Verso le 10.00 ci fermiamo per cercare dei reperti archeologici in un posto che conosce Shinan, e siamo fortunati. Infatti oltre a trovare punte di frecce e attrezzi agricoli, troviamo anche una macina bellissima con le sue pietre per macinare il grano. E’ bellissima ma pesantissima, calcoliamo pesi 35-40 kg, Ezio non si lascia perdere l’occasione per portarla via e, considerato che siamo ancora carichi di cibo, il reperto viene posizionato davanti al sedile del passeggero.
Il mio spazio vitale si è drasticamente ridimensionato, ma chi può dire di aver viaggiato per migliaia di km coi piedi appoggiati su un reperto archeologico!! Proseguiamo ancora per un ora e poi, alle 11.30, ci fermiamo presso Guelb El Mouchè per il pranzo. Il posto è magnifico, il vento non ci dà tregua come anche il sole e il caldo ma non importa ne voglio accumulare quanto più possibile visto che al nostro rientro a casa troveremo solo nuvole e freddo. Dopo una mezz’ora di cammino incontriamo un piccolo villaggio, gli uomini scendono per vedere se hanno bisogno di qualcosa mentre alcune donne mi si avvicinano.

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Una di esse ha un bambino di pochi mesi in braccio, a gesti mi fanno capire che ha la febbre ma è talmente piccolo che non mi fido a dargli niente. Mi fanno una tenerezza infinita queste donne non appena capiscono che non le posso aiutare si fanno da parte. Continua a pensare che qui bisognerebbe venire con un camion di medicinali e forse solo un camion non basterebbe. Continuiamo su piste sabbiose ma molto facili, mai ridotte e solo in alcuni tratti inseriamo il blocco centrale, fino a raggiungere un altro villaggio in un posto dimenticato da Dio. Scopriamo che qui esiste una scuola, un edificio fatiscente con qualche libro e una lavagna. Conosciamo il maestro che orgoglioso ci mostra la scuola e noi allora gli consegniamo tutto il materiale di cartoleria che abbiamo portato con noi. Alla vista dei quaderni delle penne delle matite è quasi commosso tanto quanto noi.

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Anche qui, nel posto dimenticato da Dio, la cultura esiste e viene insegnata ai più piccoli. Lasciamo il paese a malincuore, ci avevano offerto di passare la notte al villaggio, ma abbiamo ancora almeno un ora di luce e, visto le innumerevoli soste per cercare reperti e per farci una piccola doccia, oggi non abbiamo fatto molta strada. Verso le 17.00 ci fermiamo per fare campo in un altro magnifico posto. Qui la sabbia tende al rosso e siamo su un’altura che ci consente di vedere un panorama magnifico a 360°.

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Facciamo legna finchè c’è ancora luce, Ezio stasera ha intenzione di fare un falò perché in tutti questi giorni per colpa del vento non è stato possibile. Stasera cucino io per tutti guide comprese, pasta con le sarde. Il problema dei piatti non sussiste ma quello delle forchette si perché ne abbiamo solo 4 e ne servono 5. Problema risolto Shinan mangia gli spaghetti caldi con le mani!!! Quando si dice la fame!! Faccio i piatti mentre Ezio accende il fuoco e poi mi rilasso accanto ad esso. Anche se c’è ancora un po di vento è piacevole starsene accanto al fuoco e trascorrere la serata tra chiacchiere e risate. Lasciamo della legna anche per domattina e andiamo a letto, io sono stanca e sinceramente non sto neanche troppo bene.
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Messaggioil 01/02/2016, 19:54

XVIII° giorno martedì 24/11/2015
Km 401958

Stanotte ho avuto la diarrea, sono stata malissimo, costretta ad alzarmi parecchie volte. Fuori c’era freddo e vento ed io avevo solo una maglietta a maniche corte quindi oltre al forte mal di pancia mi sono completamente congelata. Mi alzo più stanca di prima, evidentemente Elhak, il posto in cui ci troviamo, non porta bene. Prima di partire gonfiamo un po’ i pneumatici, li portiamo a 1,8, e via verso Ksar el Barka. Il percorso è sempre disseminato di pietre ma la sabbia non manca specialmente quando si passa su dei letti di fiumi in secca. Anche il panorama cambia assomigliando di più ad un panorama prettamente africano costellato da numerose acacie. Giungiamo a Ksar el Barka, verso le 10.20 e, mentre gli altri si fanno una camminata in questo villaggio abbandonato, io resto in macchina, non sono in piena forma fisica risento ancora della nottata passata al freddo e anche il mio stomaco brontola ancora.

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Ksar el Barka, grande città fondata nel 1690 dalla tribù Kounta, è un luogo molto suggestivo che merita sicuramente una visita, anche se, come dimostrano le foto, la città otre ad essere ormai in rovina, l'avanzare inesorabile della sabbia la sta coprendo.

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Finita la visita ripartiamo e, poco dopo, giungiamo presso il lago Gabon, splendido specchio d’acqua ricoperto da un erba verdissima, c’è ancora acqua perché tutte le volte che piove tutti i vecchi letti dei fiumi, ritornati in vita, si riversano in questo lago.

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All'ora di pranzo arriviamo in un grosso villaggio dove ci fermiamo per mangiare, veniamo circondati dalle persone del posto ma, come da tutte le parti, non ci importunano. Credo che siano solo curiosi e magari se ci scappa una caramella sono anche contenti.

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La sosta pranzo, per i miei gusti, dura ogni giorno troppo, un ora e mezza/due ogni volta è decisamente una gran perdita di tempo. Alle 15.00 riprendiamo la pista sempre in direzione sud-ovest. Strada facendo ci fermiamo anche ad ammirare delle belle pitture rupestri.

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Non c’è molto da segnalare tranne la visione di altri villaggi e piccole soste per due insabbiamenti.
In uno è stato indispensabile l'uso della scaletta che ha due funzioni, una quella per la quale è stata costruita, cioè riuscire a raggiungere la bagagliera senza doversi arrampicare come scimmie, e la seconda quella di piastre. Dopo aver fatto egregiamente il loro lavoro, abbiamo dovuto cercarle sotto la sabbia perchè erano sparite.

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All'imbrunire decidiamo di far campo e, anche se il terreno, come le piste, è molto sassoso riusciamo a trovare una bella duna dove posizionare le nostre auto. Dimenticavo di dire che ad un certo punto, dopo la sosta pranzo, siamo stati costretti ad aprirci la strada a colpi di ascia, la cosa divertente è stata vedere un vecchietto mauritano darci dentro col machete meglio di Ezio con la sua ascia. Miracolo!!in mezzo al nulla abbiamo rete quindi anche connessione internet, dopo tanti giorni è un delirio di messaggi da e verso i nostri amici e familiari. Prima di cenare si fa un piccolo breefing per decidere cosa fare domani e all’unanimità si decide di andare a Matmata. La Matmata tunisina è una città che mi sta molto a cuore, mi auguro che la Matmata mauritana non sia da meno. Dopo cena e, dopo aver lavato i piatti, accendiamo un bel fuoco. Ezio prova ad accenderlo con l’acciarino regalatogli per il suo compleanno e…funziona! Spegniamo il fuoco presto, siamo stanchi e alle 21.30 siamo già in tenda.
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Messaggioil 01/02/2016, 23:37

Mammamiamachefigata :D
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Messaggioil 02/02/2016, 0:00

E già.... :-)
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Messaggioil 02/02/2016, 15:51

]XIX° giorno mercoledì 25/112015
Km 402078

Stanotte a tenerci svegli è stato il vento, fortissimo tanto da farci scenderla dalla tenda, chiuderla e continuare a dormire in macchina. Partiamo alle 8.00 e già la sabbia è un casino, talmente soffice che dopo il passaggio di 2 vetture la terza si incasina. Si spala si spinge si rispala, alle 9.00 siamo già sudati e impolverati, ma non desistiamo, siamo qui per questo no? Continuiamo su una pista sabbiosa ma più semplice fino ad incontrare il villaggio di Tourougueilin dove troviamo l’asfalto.

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Fatti una trentina di km troviamo un paese dove compriamo pane e sigarette, non possiamo comprare altro perché non abbiamo soldi e qui non c’è una banca e siamo costretti a farci prestare 2.000 oughia da Adrani. Bisogna anche fare un passaggio al posto di polizia e consegnare la fiches. Chiediamo a Shinan il perché ci ha fatto prendere l’asfalto anziché farci fare pista ci dice che per fare questo percorso su pista ci vorrebbero 2 giorni. Ci arrabbiamo un po’ perché comunque è una decisione che avremmo dovuto prendere noi e non loro, solo perché non hanno voglia di perdere tempo in caso di insabbiamenti. Proseguiamo ancora per poco su asfalto, fortunatamente, e dopo aver ripreso la pista ci imbattiamo in diversi campi coltivati.

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A mezzogiorno ci fermiamo per il pranzo che, come al solito, dura anche troppo.

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Alle 14.00 ci rimettiamo in marcia verso Matmata. Il panorama e le piste cambiano nuovamente, stamattina dune e sabbia morbidissima, poi piste di sabbia dura e adesso sembra di essere all’interno di una foresta. È incredibile i cambiamenti di piste e paesaggi ma la cosa che mi piace maggiormente è la varietà di colori: bianco verde rosso nero arancio, davvero un arcobaleno.

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Arriviamo a Matmata verso le 15.30 superiamo il paese e la strada cambia nuovamente, adesso siamo su roccia e sassi pericolosi per le nostre gomme che sono a 1,4, le portiamo a 2. Ad un certo punto, dopo aver superato un uadi bellissimo, a piedi raggiungiamo la Vuelta di Matmata. Un posto incredibilmente bello e, se non fosse per le pietre giganti che ci sbarrano la strada, sarebbe un posto magnifico per fare campo.

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Alla fine troviamo delle pozze d’acqua vicino alle quali una decina di coccodrilli sono intenti a prendere il sole.

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Valeva la pena fare questa passeggiata, tra andata e ritorno circa un ora e mezza, per ammirare questi magnifici animali. Durante la camminata di ritorno alle auto decidiamo di far campo presso lo ouadi di matmata, quello percorso precedentemente per raggiungere i coccodrilli. Se dovessi fare una classifica dei luoghi dove abbiamo fatto campo in Mauritania, questo sarebbe tra i primi posti. In attesa di preparare la cena, stasera pasta e fagioli, faccio un po’ di bucato, giusto i calzini e il foulard che uso per proteggere i capelli, il tutto puzza da far schifo. Vorrei potermi lavare anch’io, comincio ad entrare in sofferenza, ma mi sa che fino a dopodomani non se ne parla. Sempre sperando che a Tidjikja si trovi un albergo o un campeggio decenti. Stasera sono piuttosto stanca, le 2 notti insonni si fanno sentire, e se anche Ezio accende un bel fuoco e la luna illumina a giorno questa splendida location, io vado a letto presto, alle 21.00 dò la buonanotte a tutti.


XX° giorno giovedì 26/11/2015
Km 402187

Finalmente una dormita coi fiocchi, stanotte niente vento o altro a disturbare il mio sonno. Stamattina partiamo prima del solito, alle 7.30, ripercorrendo un tratto di strada fatto ieri fino a raggiungere il paese. I problemi arrivano dopo aver superato Matmata, paese fatiscente niente a che fare con la Matmata tunisina, infatti non ci sono piste e dire che il terreno è una sassaia è usare un eufemismo.

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La nostra velocità di crociera si aggira tra i 3 e i 4 kmh e questo per un paio d’ore, poi finalmente riusciamo a trovare una pista battuta meno sassosa. La nostra velocità di avanzamento migliora notevolmente.

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I diversi paesaggi e colori ci accompagnano anche oggi, l’unico problema è che in Mauritania, diversamente da Tunisia o Marocco, quando ne hai abbastanza di piste polverose e vuoi rientrare nella civiltà non trovi nulla, non un paese decente o un ristorante o un albergo, fai fatica anche a reperire il pane. Prendiamo l’asfalto per una quarantina di km per poi riprendere una pista che ci porterà a Rachid. Ci fermiamo per pranzo, anche oggi non ci smentiamo e quindi sosta fino alle 14.00. Proseguiamo su questa pista battuta fino ad incontrare un grosso villaggio dove troviamo un pozzo e facciamo finalmente un carico d’acqua nel serbatoio. Ovviamente non è che l’acqua sgorghi a fiotti e quindi ci mettiamo un po a fare il pieno del prezioso liquido, nel frattempo veniamo circondati affettuosamente dagli abitanti del villaggio.

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Sono simpaticissimi, i ragazzi ci chiedono di fargli foto e noi ovviamente non ci lasciamo pregare. Anche le ragazze non disdegnano, alcune sono bellissime, ma non sono così sfacciate. Ringraziamo per la loro gentilezza e, su pista sabbiosa con erba, ci dirigiamo verso nord-est. Non è difficile questo tipo di terreno, sembra che maciniamo km ma la nostra guida, anziché puntare su Rachid ci fa deviare verso nord in un percorso a zig zag. Scopriremo poi che vuole farci arrivare alla falesia in modo da percorrerla per raggiungere in gloria Rachid.
Facciamo campo più tardi del solito, verso le 18.30, e mentre le guide procurano la legna, io preparo la cena per tutti, stasera pasta col tonno. Il terreno intorno a noi è erboso, ma Shinan ci fa fare campo su una duna, questo ci consente di fare fuoco stasera senza rischiare di incendiare la flora vicina. Stasera fa più freddo del solito quindi il fuoco ce lo godiamo tutto, almeno fino alle 21.00, quando andiamo a dormire.
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